sabato 22 maggio 2010

Inter campione d'Europa

INTER CAMPIONE D'EUROPA!
MILITO STENDE IL BAYERN
MOURINHO IN LACRIME -VIDEO

L'Inter torna sul trono d'Europa, 45 anni dopo l'ultima vittoria in Coppa Campioni. Con il 2-0 sul Bayern di Monaco nella finale di Madrid, firmato da una doppietta di Milito, la squadra nerazzurra ha infatti vinto la Champions League 2010 interrompendo l'astinenza che durava dal 1965. Quella di stasera è anche il terzo successo per l'Inter, dopo le vittorie del '64 e '65.

NOTTE INDIMENTICABILE PER MOU L'abbraccio forte con Diego Milito, poi la stretta di mano alla panchina del Bayern, poi i pugni alzati verso la curva: la notte di Josè Mourinho finisce con la sua seconda Champions alzata nel cielo di una città che potrebbe presto essere la sua casa. Da 'special' a 'ganador', cambia la lingua ma il concetto è sempre lo stesso: Mourinho è un vincente con lo stile da vincente che non ha eguali nel calcio. Fa fatica a trattenere le lacrime mentre Javier Zanetti gli ripete «sei un grande, sei un grande». È un invito a restare ancora perchè di Champions con l'Inter ne può vincere ancora. Il figlio Josè junior gli sale sulle spalle e anche lui si gode lo spettaccolo di un'altra partita gestita da suo padre con la solita capacità di avere il meglio dai suoi uomini. Perchè lui è sempre in piedi, a un metro dal campo, il più vicino possibile alla sua squadra che osserva, incita, applaude e striglia. Ci impiega meno di tre minuti per uscire dall'area tecnica ed esibire una delle sue smorfie che fanno tanto cinema e tanto piacciono alle telecamere. Sarà anche stato il suo «capo», ma con Van Gaal proprio non c'entra nulla: il tecnico olandese resta sempre seduto in panchina, con quella faccia mono-espressione inutilizzabile anche per una pubblicità di formaggini. Quando segna Milito, Mourinho fa l'opposto degli altri: i giocatori della panchina corrono esultando verso il campo, lui se ne va verso la panchina a bere. Ovvio. Ma la tensione è tanta e rimane fino alla fine, non è come nel 2004 quando vinse con il Porto passando l'ultima mezz'ora seduto a parlare con i suoi collaboratori perchè tanto vinceva 3-0. Il Bayern ci prova ma c'è il Principe in campo e il Principe non sbaglia praticamente mai. Dopo il secondo gol di Milito, non può sfuggire all'abbraccio di Materazzi ma è un attimo, un attimo solo di esultanza, perchè poi invita tutti alla calma. Ma è la serata dell'Inter, non c'è Robben che tenga a rovinarla e la lunga notte di Mourinho è un'altra notte di trionfi che lo rende, a soli 47 anni, uno dei tecnici più vincenti in attività. «Dove c'è un campo, un pallone e dei giocatori io sarò felicè, ha detto ieri. Non male essere felici al Bernabeu con una Champions in mano.

MORATTI: "GRANDE FELICITA'" «La squadra sentiva una grande responsabilità. È una bellissima emozione, la squadra ha fatto una partita perfetta. Per me è una grande felicità rivivere le emozioni di tanti anni». Queste le prime parole del presidente dell'Inter Massimo Moratti a pochi istanti dalla vittoria della Chmpions a Madri. «Adesso - ha aggiunto Moratti ai microfoni della Rai - vado ad abbracciarli».

MOURINHO IN LACRIME Josè Mourinho esulta e lancia baci ai tifosi interisti, senza trattenere le lacrime: al termine della vittoria in finale Champions col Bayern, abbracci in campo al Bernabeu tra tutti i giocatori, con il capitano Zanetti in lacrime. Non le ha trattenute neanche Mourinho, accreditato di un addio alla panchina nerazzurra dopo questa partita. Il portoghese, che ha stretto la mano al rivale Van Gaal un minuto prima del fischio finale, ha abbracciato il presidente Moratti sceso anche lui sul terreno di gioco, ha pianto, e poi ha portato in giro per il campo il figlio, a cavalcioni sulle sue spalle.

BOATO DI PIAZZA DUOMO Esplode la gioia della Milano nerazzurra. Al triplice fischio dell'inglese Webb che sancisce il ritorno del Biscione sul tetto d'Europa dopo 45 anni, la città che tifa Inter ha fatto risuonare per le vie della metropoli tutta la sua gioia. Epicentro dell'Inter-mania, Piazza Duomo. Gremita già due ore prima dell'inizio della sfida di Madrid - ben oltre i cinquantamila della festa scudetto, i tifosi debordati anche in Galleria Vittorio Emanuele, Piazza Cordusio e Piazza della Scala - il salotto di Milano è impazzito di gioia al termine della gara decisa da una doppietta di Diego Milito. Il boato della gente nerazzurra stretta davanti al Duomo ha amplificato le urla di gioia provenienti dalle tante case con le finestre aperte - a causa del primo caldo stagionale - e dagli altri punti di aggregazione dei sostenitori: l'Arena e Piazza Duca d'Aosta, proprio dinnanzi alla Stazione Centrale, dove si sono radunate altre migliaia di persone. Alla conclusione delle ostilità sul campo di Madrid, migliaia di tifosi hanno iniziato a scemare per le vie del centro, da Corso Vittorio Emanuele sino a Piazza Castello mentre sulle arterie cittadine sono iniziati caroselli festanti di macchine e motorini. Altissimi i decibel dei cori dedicati, in maniera particolare, a Mourinho e al Principe - forse Re da questa notte - Milito.

CONFERMATI 4 POSTI ALL'ITALIA La vittoria della Champions da parte dell'Inter regala al calcio italiano la conferma dei quattro posti nell'Europa che conta per la stagione 2011-12. Grazie al trionfo nerazzurro, infatti, l'Italia supera la Germania nel ranking Uefa riprendendosi la terza posizione con 64,338 punti dietro solo a Spagna e Inghilterra.

IL TABELLINO INTER (4-2-3-1): Julio Cesar 7, Maicon 6.5, Lucio 7.5,Samuel 7, Chivu 6 (23' st Stankovic 6.5), Zanetti 7, Cambiasso 8, Pandev 6.5 (33' Muntari 6.5), Snejider 8, Etòo 7, Milito 9 (46' st Materazzi sv). (1 Toldo, 2 Cordoba, 17 Mariga, 45 Balotelli). All Mourinho 8
BAYERN (4-2-3-1): Butt 6.5, Lahm 5.5, Van Buyten 4.5, Demichelis 4.5, Badsturber 5.5, Van Bommel 5.5, Schweinsteiger 6.5, Robben 6, Muller 6, Altintop 5 (17' st Klose 5), Olic 5 (28' st Gomez 5). (1 Rensing, 26 Contento, 13 Gorlitz, 23 Pranic, 44 Tymoshchuk): All. Van Gaal 6.
Arbitro: Webb (Inghilterra) 6.5
Reti: nel pt 34' e nel st 25' Milito
Angoli: 6-2 per il Bayern
Recupero: 1' e 3'
Ammoniti: Demichelis, Chivu, Van Bommel per gioco scorretto
Spettatori: 80 mila

L'ALBO D'ORO Quella vinta stasera dall'Inter contro il Bayern Monaco è la 12/a Champions (ex Coppa Campioni) di una squadra italiana. La terza per i nerazzurri, cui si aggiungono le sette del Milan e le due della Juventus. Fiorentina, Sampdoria e Roma hanno giocato una finale a testa, perdendole. L'ultimo successo dell'Inter risaliva al 1965. Ecco l'Albo d'oro della Champions League dal 1956 ad oggi. 1956 - Real Madrid 1957 - Real Madrid 1958 - Real Madrid 1959 - Real Madrid 1960 - Real Madrid 1961 - Benfica 1962 - Benfica 1963 - Milan 1964 - Inter 1965 - Inter 1966 - Real Madrid 1967 - Celtic 1968 - Manchester United 1969 - Milan 1970 - Feyenoord 1971 - Ajax 1972 - Ajax 1973 - Ajax 1974 - Bayern Monaco 1975 - Bayern Monaco 1976 - Bayern Monaco 1977 - Liverpool 1978 - Liverpool 1979 - Nottingham Forest 1980 - Nottingham Forest 1981 - Liverpool 1982 - Aston Villa 1983 - Amburgo 1984 - Liverpool 1985 - Juventus 1986 - Steaua Bucarest 1987 - Porto 1989 - Milan 1990 - Milan 1991 - Stella Rossa Belgrado 1992 - Barcellona 1993 - Olympique Marsiglia 1994 - Milan 1995 - Ajax 1996 - Juventus 1997 - Borussia Dortmund 1998 - Real Madrid 1999 - Manchester United 2000 - Real Madrid 2001 - Bayern Monaco 2002 - Real Madrid 2003 - Milan 2004 - Porto 2005 - Liverpool 2006 - Barcellona 2007 - Milan 2008 - Manchester United 2009 - Barcellona 2010- INTER

LA CRONACA

Fine partita.
L'Inter batte il Bayern Monaco 2-0 e si aggiudica la Champions League 2009/2010. I tedeschi si sono arresi ad una doppietta di uno straordinario Diego Milito.

90' Tre minuti di recupero

88' Ultime confuse offensive per il Bayern. La partita è ormai chiusa. A breve entrerà Materazzi.

82' Calcio di punizione dal limite per il Bayern, Robben calcia sulla barriera.

77' Van Bommel duro su Milito, Webb lo ammonisce. Mourinho toglie Pandev e inserisce Muntari.

73' Sostituzione Bayern: fuori Olic, dentro Mario Gomez.

70' GOL DELL'INTER! Grandissimo gol di Diego Milito che dalla sinistra converge, fa fuori Van Buyten con una finta e batte Butt di destro. Capolavoro, doppietta dell'argentino. Inter ad un passo dalla vittoria della Champions.

68' Sostituzione per l'Inter: fuori Chivu, problemi fisici, dentro Stankovic. Zanetti si sposta sulla sinistra in difesa, il serbo agirà al fianco di Cambiasso.

65' Splendido sinistro di Robben dal limite a rientrare: il tiro destinato all'incrocio dei pali smanacciato da Julio Cesar, gran parata.

64' Sneijder ancora su punizione, stavolta il suo tiro non è pericoloso per Butt che blocca sicuro.

62' Robben calcia forte, rimpallo che favorisce Muller che tira di controbalzo: Cambiasso respinge di testa a portiere forse battuto. L'Inter soffre.

61' Robben uccella Chivu e Pandev che lo stendono: punizione dal limite vicino al lato destro dell'area di rigore. Sostituzione: fuori Altintop, dentro Klose.

60' Altintop sbaglia l'ennesimo cross troppo sul portiere, Julio Cesar blocca.

54' Leggerezza di Lucio che perde palla in area: Altintop ruba e calcia sul primo palo, palla fuori.

52' Pandev punta Van Bommel che lo stende al limite dell'area, calcio di punizione. Calcia il solito Sneijder, palla alta.

47' Milito va via a sinistra e serve Pandev al centro: bello il sinistro del macedone che impegna Butt in calcio d'angolo. Avvio scintillante nella ripresa.

46' Occasionissima per Muller dopo pochi secondi del secondo tempo: l'attaccante tedesco calcia a Julio Cesar che resta in piedi fino all'ultimo.

Fine primo tempo.
L'Inter chiude sull'1-0 il primo tempo della finale di Champions League al Bernabeu di Madrid. Decide per ora il gol di Milito al 34° su assist di Sneijder. Partita equilibrata, Bayern pericoloso con Olic ma i nerazzurri hanno sfiorato il raddoppio con Sneijder.

45' Destro debole di Muller sul fondo di poco.

42' Perfetta intesa Milito-Sneijder. L'argentino serve l'olandese che davanti a Butt calcia di prima di sinistro: pallone centrale, Butt respinge d'istinto. Inter vicinissima al raddoppio.

41' Robben accelera e prova il sinistro a rientrare da fuori area: il pallone non gira e finisce sul fondo, ma gran giocata da parte dell'olandese.

40' Ancora Altintop dal limite dell'area: destro debole, blocca Julio Cesar.

34' GOL DELL'INTER!
Sneijder verticalizza per Milito che, gelido, fredda Butt dopo una finta in mezzo a tre difensori. Inter in vantaggio nella finale di Champions League. Per Milito gol numero 29 dell'anno.

31'
Destro di Muller dal limite dell'area, pallone altissimo. Il Bayern sembra più convinto, ma a parte il possesso di palla (oltre il 60%) non riesce a rendersi più di tanto pericoloso.

30' Altintop va via a sinistra e mette in mezzo, Julio Cesar blocca.

29' Robben sguscia a Chivu con una velocità impressionante, il romeno lo stende: ammonito.

25' Demichelis entra a forbice su Milito da tergo. Giusta ammonizione per il difensore argentino. Sulla punizione ancora Sneijder: tiro fortissimo, ma centrale. Blocca Butt.

22' Lampo di Muller che controlla di tacco ma viene fermato da Lucio. Pallone a Robben che tira altissimo.

17' Inter vicina al gol: Sneijder calcia fortissimo su punizione dai 25 metri, pallone deviato da Altintop, bella parata di Butt.

15' Cross teso di Robben dalla destra, svetta di testa Van Buyten ma il pallone rimpalla sulla mano di Maicon. L'arbitro lascia correre, timide proteste da parte dei tedeschi ma il fallo di mano (netto) sembra involontario.

12' Altintop da fuori, destro deviato: palla in calcio d'angolo. Sul corner Julio Cesar spadroneggia in area e blocca.

11' Destro di Maicon da lontanissimo, inguardabile. Rimessa dal fondo.

9' Impressionante guizzo di Robben che semina Chivu e Samuel e mette in mezzo per Olic: il tiro sul primo palo è nettamente fuori misura. Occasione per i tedeschi.

7'
Olic salta Lucio e mette in mezzo, Muller perde il rimpallo con Samuel: palla sul fondo.

4'
Milito servito in profondità scivola ma riesce a dare palla a Sneijder: l'olandese scivola e perde l'attimo al momento del tiro.

3'
Robben agganciato da Samuel, l'arbitro richiama verbalmente il difensore argentino.

2'
Punizione dalla sinistra, calcia Sneijder, Butt esce di pugno.

1' E' cominciata la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Tradizionale maglia nerazzurra per l'Inter, maglia biancorossa a strisce verticali per il Bayern.

Le formazioni.
BAYERN MONACO: (4-4-1-1): Butt; Lahm, van Buyten, Demichelis, Badstuber; Robben, van Bommel, Schweinsteiger, Altintop; Muller; Olic. A disposizione: Rensing, Goerlitz, Contento, Pranjic, Klose, Tymoshchuk, Gomez. Allenatore: Louis van Gaal.
INTER: (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso; Pandev, Sneijder, Eto'o; Milito. A disposizione: Toldo, Materazzi, Cordoba, Stankovic, Muntari, Quaresma, Balotelli. Allenatore: José Mourinho.

La giornata interista in tempo reale:

Ore 19.42 Abete: «Inter, adesso l'ultimo sforzo» «C'è anche il ranking Uefa, ma la priorità è la finale di Champions. L'Inter non vince il trofeo da 45 anni, siamo qui tutti per un nuovo successo dopo quello ottenuto dal Milan nel 2007». Giancarlo Abete, presidente della Figc, è allo stadio Santiago Bernabeu per assistere alla finale di Champions League tra Inter e Real Madrid. Un successo dei nerazzurri, prima dei calci di rigore, consentirebbe all'Italia di conservare 4 squadre in Champions anche nel 2011-2012. «Forte determinazione, concentrazione, capacità di capire il momento giusto nella partita importante» sono le qualità della formazione allenata da Josè Mourinho, come dice Abete a Sky Sport. «Ci siamo, ora si tratta di fare un ultimo sforzo», aggiunge. La partita di stasera potrebbe essere l'ultima di Mourinho sulla panchina nerazzurra. Il portoghese pare destinato a trasferirsi al Real Madrid. «Alcune posizioni possono essere più o meno gradite, il calcio italiano ha bisogno di grandi personaggi. Il nostro auspicio è che rimanga».

Ore 19.30 Piazza Duomo gremita A poco meno di due ore dal fischio d'inizio della finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco piazza Duomo è quasi interamente gremita di tifosi nerazzurri. Domenica scorsa, in occasione de festeggiamenti per il 18/o scudetto la piazza aveva ospitato 50 mila persone: oggi, a giudicare dall'afflusso continuo di persone, quel numero dovrebbe essere ampiamente superato. Il cuore di Milano è interamente coperto di bandiere nerazzurre e di striscioni che inneggiano alla squadra. Tantissimi quelli dedicati a Josè Mourinho, a Diego Milito e a Zanetti, alla sua 700/a partita con la maglia dell' Inter proprio a Madrid. Tantissimi gli stand preparati intorno a piazza Duomo e nelle vie limitrofe che vendono sciarpe, gadget e magliette celebrative della finale. Affari d'oro anche per i tanti venditori di panini e, soprattutto, di bibite nel caldo pomeriggio milanese. Oltre a piazza Duomo, quasi completamente gremita, tanti tifosi hanno invaso anche piazza della Scala e la Galleria Vittorio Emanuele. Via dei Mercanti, che collega piazza Duomo a piazza Cordusio vede sciamare centinaia e centinaia di persone dirette verso i due grandi maxischermi che proporranno le immagini della finale madrilena. Per l'occasione, infatti, oltre all'urban wall che domina piazza Duomo è stato aggiunto un altro maxischermo all'angolo con via Mazzini per permettere ai tifosi di seguire al meglio le immagini in arrivo dalla Spagna.

Ore 19.25 Pullman del Bayern arrivato al Bernabeu È arrivato allo stadio Santiago Bernabeu anche il pullman con i giocatori del Bayern Monaco. Dieci minuti dopo quelli dell'Inter anche i rossobianchi sono entrati allo stadio di Madrid scortati da un imponente spiegamento di forze.

Ore 19.10 L'Inter è allo stadio È arrivato alle 19,05 al 'Santiago Bernabeù di Madrid l'autobus con i giocatori dell'Inter. Un centinaio di tifosi, che non erano ancora entrati allo stadio, hanno accolto la squadra con cori di incoraggiamento.

Ore 18.57 Sondaggio Marca: madritisti tifano Inter I madridisti preferiscono l'Inter, secondo un sondaggio web lanciato questo pomeriggio dal quotidiano Marca, vicino al real Madrid, in risposto a quello realizzato poco prima dal concorrente catalano Mundo Deportivo. Alla domanda «Chi vincerà la Champions?», alle 18:30 il 57% dei quasi novemila lettori dell'edizione online del giornale ha risposto Inter, il 43% Bayern. L'Inter per i madridisti ha, oltre ai suoi meriti calcistici, anche il pregio di avere eliminato gli odiati rivali interni del Barca, e per di più di essere guidata da Mourinho, annunciato come il prossimo allenatore del real. Alla stessa domanda i lettori dell'edizione online del Mundo Deportivo, vicino al Barcellona, hanno dato la risposta contraria: il 59% ha detto Bayern, il 41% Inter.

Ore 18.37 I tifosi entrano al Bernabeu Alle 17.45 sono stati aperti i cancelli dello stadio Santiago Bernabeu dove questa sera si giocherà la finale di Champions League fra Inter e Bayern Monaco. Gi… dalle prime ore del pomeriggio i tifosi italiani e tedeschi hanno iniziato ad affollare le vie attorno allo stadio, le due tifoserie sono state radunate una nella zona nord, l'altra in quella sud dell'impianto. Tantissimi i tifosi nerazzurri con la maglietta ufficiale della squadra che si andranno poi a sedere nella curva nord del Bernabeu, nello stesso settore che occupano al Meazza.

Ore 18.27 A Madrid anche Guido Rossi C'è anche Guido Rossi, l'ex commissario della Figc che assegnò lo scudetto 2006 all'Inter, tra i tifosi vip nerazzurri in procinto ad assistere alla finale di Champions League a Madrid contro il Bayern Monaco. Rossi è nell'albergo che ospita i sostenitori 'eccellentì invitati dagli sponsor della società milanese.

Ore 18.00 Vale Rossi: «Se vinciamo...» «Forza Inter, forza Inter, forza Inter! Comunque vada è già un risultato essere in finale, se poi vinciamo...». Arriva anche dal mondo della MotoGp a Le Mans un incitamento autorevole per l'Inter che questa sera a Madrid cercherà di portarsi a casa la Champions League. A dar forza alla squadra nerazzurra è un tifoso doc, il campione del mondo Valentino Rossi che domani partirà in pole position nel Gp di Francia. «Comunque - ha aggiunto il pilota italiano della Yamaha - la squadra ha già conquistato tanto, lo scudetto, la coppa Italia, non posso chiedere di più».

Ore 17.00 Piazza Duomo si tinge di nerazzurro Gruppi di tifosi con bandiere nerazzurre, berretti, magliette e striscioni si stanno riversando in piazza Duomo per la finale di stasera della Champions League che vedrà l'Inter affrontare il Bayern Monaco a Madrid. In tutto sembrano già essere qualche centinaio di persone. Attorno alla piazza, in giro per il centro della città, si vedono macchine addobbate coi colori della società che vinse l'ultima coppa 45 anni fa. In Galleria Vittorio Emanuele dei ragazzi tengono alto uno striscione con la scritta «c'è solo l'Inter». Nella piazza centrale del capoluogo lombardo verrà allestito uno dei maxi schermi che dalle 20.30 proietteranno l'evento. E se il sindaco Letizia Moratti fa sapere che vedrà l'incontro seduta nella poltrona di casa da cui non può muoversi per ragioni si scaramanzia, questa sera sono invece attesi riversarsi nelle strade circa 100 mila tifosi. Molte le misure di sicurezza discusse ieri in un vertice in questura. Il Comune, oltre alle consuete pattuglie che monitorano queste zone, ha disposto di mettere in campo anche 90 vigili aggiuntivi dislocati fra Piazza Duomo, Arena e Piazza Duca d'Aosta, davanti alla Stazione Centrale, dove ci sono gli altri due maxi schermi.

Ore 16.25 Stazione si colora Non solo Piazza Duomo. Nella giornata della grande attesa per poter far festa a 45 anni dall'ultimo successo della Grande Inter di Herrera, anche un altro luogo simbolo della città, la Stazione centrale, inizia ad assumere le sembianze di uno stadio. Montato un grande schermo in Piazza Duca d'Aosta, sono spuntate, sin dal primo pomeriggio, diverse bancarelle piene di gadget nerazzurri - sciarpe, cappellini e magliette, compresa la replica di quella mostrata a Siena da Materazzi ai romanisti con scritto 'nun è successò - e quelle, immancabili, coperte di cibo: panini, hot-dog, frittelle e hamburger per sfamare il popolo di tifosi atteso in serata. Al momento la piazza assolata è punteggiata di venditori ambulanti e diversi tifosi in transito verso il centro città e Piazza Duomo, vero epicentro dell'Inter-mania. Decine di sostenitori, infatti, sono arrivati in treno a Milano un pò da tutta Italia - vestiti di nerazzurro, bandiere e trombette alla mano - per vivere il rito della Finale in piazza sognando di tornare, a oltre quattro decenni di distanza, sul tetto d'Europa.

Ore 16.10 Folla al Bernabeu, biglietti a mille euro A poco meno di cinque ore dalla finale di Champions League, attorno al Santiago Bernabeu migliaia di tifosi attendono cercando di proteggersi dal sole cocente sotto l'ombra dei viali alberati. Chi invece non ha il prezioso biglietto ha un'altra preoccupazione: procurarselo. «Fuori dallo stadio si gioca un'altra partita», sorride uno delle centinaia (se non migliaia) di tifosi che confidano di fare l'affare con uno dei tanti bagarini in azione poco prima del calcio d'inizio, quando i prezzi caleranno precipitosamente. Per il momento non si scende sotto i 1.000-1.200 euro, praticamente quasi sei volte il prezzo originale. A vendere sono sia tifosi italiani, come Paola, 27 anni, che prova a far fruttare le tante ore d'attesa davanti alla banca di Milano dove ha acquistato il biglietto nei giorni scorsi. Ma anche molti tedeschi e spagnoli. I sostenitori di Inter e Bayern vivono l'attesa anche visitando gli stand della Fun zone allestita fuori dal Bernabeu e le forze dell'ordine sono organizzate con una serie di cordoni (anche con agenti a cavallo) per cercare di tenerle separate. Per il momento gli agenti di servizio fuori dallo stadio assicurano che non si registrano disordini e sottolineano che gli spazi molto ampi attorno allo stadio aiutano ad evitare eccessive concentrazioni di persone.

Ore 16.00 Sondaggio in Spagna: vince Bayern I lettori di Mundo Deportivo, il principale quotidiano sportivo catalano, danno il Bayern vincente contro l'Inter nella finale di Champions. Alla domanda «Chi vincerà?», sui circa 10mila lettori del sito che hanno riposto, il 59% ha detto Bayern, il 41% Inter. Complice probabilmente l'eliminazione in semifinale del Barcellona di Pep Guardiola proprio contro l'Inter che in catalogna brucia ancora In un altro 'sondaggiò fra i suoi lettori, Mundo Deportivo ha chiesto anche se il 'Pep Team', l'attuale squadra del Barcellona, sia «la migliore di tutti i tempi»: i circa 30mila lettori che hanno risposto hanno detto 'sì all'88%.

Ore 15.43 Festa tra tifosi Migliaia di tifosi di Inter e Bayern colorano le strade del centro di Madrid, soprattutto nel 'triangolo d'orò turistico fra Puerta del Sol, Plaza Mayor e Plaza d'Oriente, con frequenti e chiassosi faccia a faccia fra i supporter delle due squadre in attesa della finalissima di Champions. In Puerta del Sol un centinaio di interisti cantano e inneggiano a Mourinho (c'è anche una bandiera portoghese) in mezzo alla piazza, ripresi con i telefonini da gruppi di 'rossì sorridenti. In calle Montera, una trasversale di Puerta del Sol, nota come epicentro del barrio a luci rosse madrileno, i tavolini dei bar sono invece presidiati dai tifosi tedeschi. In calle Arenal, tradizionale viale del passeggio dei madrileni pomeriggio e week end, alcune decine di interisti cantano «Forza Inter, Ale-Ale-Alee!» attorno a una decina di tavolini occupati dai tifosi tedeschi, tutti rigorosamente in maglietta rossa e birra in mano, che li guardano sorridenti. Alcune auto della polizia presidiano per precauzione la strada. Un giovane con la maglietta di Etòo si avvicina ad uno dei tedeschi e gli dice «Milito, tre gol!». Il tedesco non fa una piega, «Nein, Milito kaputt!» risponde sorridendo. I due ridono si stringono la mano.

Ore 15.35 Messner: "Vince chi ha più fortuna" «Stasera non tifo per nessuno, visto che si tratta di due squadre fortissime che entrambe meritano rispetto. Penso che a vincere sarà chi nel corso dei 90 minuti avrà avuto più fortuna». È questa la previsione di Reinhold Messner, «non-esperto» auto-dichiarato, che seguirà la finale di Champions tra Inter e Bayern con la nazionale tedesca nel suo museo della montagna a Castel Firmiano. Da ieri la Germania si trova a Cornaiano, alle porte di Bolzano, per il suo ritiro pre-mondiali. Mancano ancora i giocatori del Bayern impegnati a Madrid, nel frattempo Loew e i suoi uomini questa sera sono ospiti di Messner per vedere la finale su un maxischermo nel cortile interno del maniero. «Conosco - racconta il re degli ottomila - Beckenbauer da decenni. Per questo nutro una certa simpatia per il Bayern. Non è una questione di tifo ma di rapporto umano, come stimo Merkel e come stimo Tremonti, perchè ho avuto il piacere di conoscerli di persona». Per chi tifa Messner ai Mondiali: Italia oppure Germania, come molti sudtirolesi? «Macchè! - risponde sorridendo - Vorrei che in Sudafrica vincesse una squadra africana. Sarebbe bellissimo. Comunque, chi vincerà stasera avvicinerà la sua nazionale alla finale a Johannesburg».

Ore 13.54 Madrid blindata Madrid blindata per la finalissima di Champions League. Tra Policia Nacional, Municipal e Guardia Civil saranno circa 2.700 gli agenti schierati dalla questura per garantire la sicurezza attorno allo stadio Santiago Bernabeu, dove Inter e Bayern giocano stasera un match considerato ad 'alto rischiò, riferisce El Mundo. All'interno del Bernabeu, dove sono attesi circa 65 mila tifosi, saranno 1.200 gli agenti, tra polizia e guardie private. In totale, con anche i servizi di emergenza, saranno 4 mila le persone mobilitate a Madrid per garantire che la finale si svolga nel migliore dei modi. La polizia ispeziona i dintorni ed il sottosuolo dello stadio dallo scorso 15 maggio, mentre per tenere d'occhio gli 'ultras' arriveranno da Italia e Germania circa una ventina di agenti che si coordineranno con i colleghi spagnoli. Secondo quanto detto all'ANSA da Polizia e servizi di Emergenza non si sono registrati fin'ora problemi: la serata di ieri e questa mattina fino alle 13 sono trascorse senza nessun incidente.

Ore 13.40 Rosella Sensi: "Tifo Inter anche se non vorrei" «Anche se mi dispiace per quello che è successo in questo ultimo periodo questa sera tiferò Inter»: lo ha detto il presidente della Roma, Rosella Sensi, a margine della manifestazione a scopo benefico 'Insieme alla Roma per donare la vità. Il finale di campionato, con il testa a testa tra Inter e Roma, è stato ricco di polemiche, ma Rosella Sensi non fa parte di quella parte d'Italia che, secondo Mourinho, tiferà contro: «Io sono italiana - le parole del presidente giallorosso - e quindi tiferò Inter, anche se devo dire che non è la squadra italiana per cui in questo momento vorrei fare il tifo. Mettiamola così, per loro sarà l'occasione per farci mantenere il quarto posto in Champions League».

Ore 13.35 Tifoso prende pugno in faccia Un pugno in faccia a un tifoso perchè cantava cori per l'Inter. Ha reagito così uno sconosciuto di fronte a tre uomini che, verso le 3.30 di questa mattina in via san Gregorio a Milano, inneggiavano alla squadra nerazzurra impegnata a Madrid nella finale di Champions, aggredendo i tre tifosi e ferendosi a sua volta. L'aggredito è Livio R. di 38 anni, colpito al volto, che è stato medicato al Policlinico e dimesso. L'aggressore è Enzo M. 46 anni: si è ferito a una mano ed è stato medicato all' ospedale Fatenebefratelli e poi dimesso.

Ore 13.32 Casini: "Tiferò Inter" «Stasera tiferò Inter, la squadra italiana. E mi rammarico che, anche al nostro interno, qualcuno dice di essere contro» i nerazzurri. Pier Ferdinando Casini, lo dive nel suo intervento al seminario di Liberal riferendosi alla finale di Champions League dell'Inter contro il Bayern Monaco a Madrid.

Ore 13.15 Mazzola: "Inter deve fare la gara" È tra i giocatori della grande Inter portati a Madrid dal presidente Massimo Moratti e Sandro Mazzola è già «un pò nervoso» per la finale di questa sera. «C'è un pò di tensione e un pò di nervosismo - spiega all'ANSA -, mi aspetto di vedere per trenta minuti una partita non tanto bella. Poi però l'Inter deve fare la gara per le qualità in più che ha rispetto al Bayern Monaco». Inutile chiedere a Mazzola un pronostico secco sulla finale: «non se ne parla proprio e non voglio neanche parlare di eventuali festeggiamenti. Aspettiamo solo la partita e vediamo come va a finire».

Ore 13.00 Mosca, partita al cinema in 3d La finale di Champions League tra Intern e Bayern in 3D: a lanciare l'iniziativa, la prima del genere in Russia, è il prestigioso cinema Arbat, uno dei più grandi della capitale. I biglietti per i 1500 posti, da mille rubli l'uno (26 euro), sono stati bruciati in soli tre giorni, con qualche zuffa durante le code. Gli organizzatori assicurano che l'effetto sarà quello di sentirsi «spettatori in campo», davanti ad uno schermo largo 25 metri e alto 10. Le misure di sicurezza sono state rafforzate. Le scorte di birra anche. Ma la febbre per la finale di Champions League cresce in tutta la Russia, con i tifosi sostanzialmente divisi equamente tra due Paesi con cui i rapporti sono ottimi, anche se resta la ruggine dei supporter del Cska per l'eliminazione della propria squadra da parte proprio dei nerazzurri nella corsa verso Madrid.

Ore 12.40 Madrid invasa da tifosi italiani e tedeschi In attesa della grande serata del Santiago Bernabeu, Madrid si è trasformata in un grande stadio, colorata a tinte biancorosso-nerazzurre dalle migliaia di tifosi di Bayern Monaco e Inter che stanno continuamente arrivando in città per la finale di Champions League. Puerta del Sol, Calle Mayor, Paseo del Prado, Palacio Real: tutte le piazze e le strade più turistiche di Madrid sono affollate da tifosi italiani e tedeschi. Mappa in mano, zaino in spalle e sciarpa nerazzurra al collo, gli interisti sciamano con entusiasmo cantando cori. Una quarantina di loro ha scelto di attraversare il centro della città a bordo di un pullman panoramico invocando a squarciagola il nome di Josè Mourinho e ricevendo a suon di clacson l'approvazione di molti tassisti, che evidentemente non vedono l'ora di avere l'allenatore portoghese sulla panchina del Real.

Ore 12.38 Partiti 8 charter con 1.500 tifosi Sono circa 1500 i tifosi dell'Inter partiti tra questa notte e in mattinata dall'aeroporto di Fiumicino per raggiungere Madrid e assistere questa sera alla finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Soltanto nello scalo romano, infatti, sono stati predisposti in totale 8 voli charter, tutti decollati tra l'una di questa notte e nel corso della mattina. Da parte sua anche la compagnia Alitalia ha organizzato alcuni voli speciali. Tra questi un Boeing 767 di 230 posti con orari studiati proprio per consentire ai tifosi di arrivare per assistere al match e ripartire subito dopo la partita, e altri 4 voli charter. Inoltre la compagnia ha aumentato la capacità di tutti i voli di linea da Milano Linate e da Roma verso Madrid con 550 posti offerti in più da Milano Linate e 400 posti in più da Roma.

Ore 12.29 Piazza Duomo già nerazzurra La febbrile attesa per la finalissima di Champions League ha già contagiato piazza Duomo a Milano dove questa sera decine di migliaia di tifosi seguiranno la diretta della partita Bayer-Inter da ben due maxischermi. Fin dalla mattinata alcuni venditori ambulanti hanno improvvisato piccole bancarelle con magliette nerazzurre, gadget, palloncini, fischietti e trombe proprio come se fossero fuori dallo stadio. Sono già molti i tifosi che si aggirano per il centro sfoggiando i colori dell'Inter. E grande successo tra gli sportivi, in queste ore di attesa, sta riscuotendo la mostra all'Urban Center della Galleria Vittorio Emanuele dove sono esposti i modellini dei più importanti stadi del mondo. Non è un caso che la più gettonata sia la miniatura del Santiago Bernabeu di Madrid che questa sera ospiterà la finalissima di Champions. Per preservare il Duomo dalla massa dei tifosi, il sagrato della cattedrale è già stato transennato per permettere l'ingresso nella chiesa soltanto ai fedeli.

Ore 12.13 Stampa spagnola: Mou e Maicon al Real La Spagna del calcio ha gli occhi puntati soprattutto su Josè Mourinho nella finale di Champions fra Inter e Bayern, in vista del possibile passaggio del portoghese sulla panchina del Real Madrid. L'allenatore nerazzurro assorbe buona parte dello spazio dedicato alla finalissima di Madrid dai giornali, sempre più convinti che l'annuncio di un accordo con il club merengue sia imminente. Marca anzi spiega i colpi di mercato che sarebbero già stati programmati da Mourinho con la direzione del Real e scrive che «Maicon è l'obiettivo numero 1». ' «La priorità di Mou è Maicon» afferma il giornale, aggiungendo che «il portoghese vuole Sergio Ramos nel centro della difesa». Sport, pure senza dubbi sul futuro del portoghese, annuncia che Mourinho ha chiesto di avere Figo nel suo team a Madrid: «è stata una delle sue prime esigenze». Non tutti a Madrid sono però convinti che il portoghese sia il tecnico giusto per la squadra merengue, che proclama di volere un gioco offensivo e spettacolare. El Mundo dedica tutta una pagina al tecnico del Bayern Louis Van Gaal che «avverte il Real: Mou non fa spettacolo». E un'altra al portoghese che replica, secondo il titolo del giornale: «Difensivo io? Non devono averci visto molto». Della partita di questa sera El Pais dice che sara «un duello fra giganti inattesi» e che «Bayern e Inter, due squadre molto personaliste, lottano per ritrovare antichi allori». Abc parla di «invasione» di Madrid da parte delle due tifoserie, e spiega che «la capitale accoglie oggi oltre 80mila aficionados che vengono a vedere il calcio migliore». Una finale sotto alta sorveglianza, rileva As: più di 4mila poliziotti saranno dispiegati attorno allo stadio ed in città per prevenire incidenti. Secondo stanno raggiungendo quote altissime i biglietti rivenduti nelle ultime ore prima della partita davanti allo stadio: per quattro entrate qualcuno ha speso 6mila euro. Il supplemento rosa La Otra Cronica di El Mundo intanto si interessa oggi pure alla vita privata di Mourinho, affermando che l'allenatore portoghese è anche «Un conquistador di donne».

Ore 11.32 Nessun cambio di programma Sarà il solito programma di avvicinamento a una gara serale quello che seguirà l'Inter nelle ore che precedono la finale di stasera contro il Bayern Monaco. Non ci saranno quindi novità particolari per i giocatori che, dopo una notte tranquilla, resteranno in albergo fino alle 18.45-19, orario in cui si muoveranno in pullman verso lo stadio Santiago Bernabeu. Dopo la colazione, il programma della mattinata prevede il risveglio muscolare e poi la riunione tecnica. Contrariamente però a quanto successo in altre trasferte (a Mosca passeggiata attorno all'albergo, a Londra camminata in Hyde Park), la squadra non uscirà dall'albergo ma farà solo un pò di stretching in una sala del Mirasierra Suites Hotel. Il pranzo è previsto per le 13 e il pomeriggio sarà di assoluto riposo, con una merenda prevista qualche ora prima della partita. Scortato poi dalla polizia, il pullman partirà verso lo stadio che dista circa 20 minuti dall'albergo nerazzurro. Questa mattina Madrid si sta lentamente riempiendo di tifosi dell'Inter, ma nessuno di loro è presente fuori dall'albergo dei nerazzurri, situato nella zona nord della città e quindi ben lontano dal centro.

giovedì 20 maggio 2010

Lo sfogo di Santoro ad Annozero

Uno sfogo in diretta tv. Un monologo "a braccio" di venti minuti con sguardo fisso rivolto alla telecamere. Per parlare a tutti: ai politici, ai vertici Rai, ai direttori dei giornali. Ma soprattutto la suo popolo. Qual popolo che sul Web non ha risparmiato critiche sulla buonuscita milionaria. Michele Santoro ha aperto così la puntata di "Annozero" dedicata allo scandalo abusi che ha travoltto la Chiesa.

Il conduttore reagisce a muso duro alle polemiche che lo hanno investito dopo il via libera del Cda di Viale Mazzini all’ipotesi di una transazione grazie alla quale lascerebbe l’azienda per fare il collaboratore esterno per nuovi programmi. Un attacco contro tutto e tutti per fissare un punto chiaro: «Se mi considerate un estraneo all’interno del servizio pubblico, allora arrivederci e grazie», ha detto Santoro. «Trenta anni di battaglie non possono essere cancellati e il mio pubblico capirà». Un intervento lungo, articolato, appassionato durante il quale il conduttore ha affrontato tutti i punti della polemica scoppiata subito dopo l’annuncio dato dalla Rai. «L’accordo non è ancora stato firmato. Se voi pensate che "Annozero" sia un prodotto proibito, scabroso del servizio pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via».

Poi il conduttore tira in ballo direttamente il presidente della Vigilanza Zavoli, Bersani e i consiglieri del Pd: «Posso ritrovare recuperare quel respiro di libertà che ha caratterizzato "Raiperunanotte" e non restare accerchiato come il generale Custer e restare vittima degli amici e dei nemici».

da lastampa.it

martedì 18 maggio 2010

Gb, condannati in appello i vertici della polizia

G8 DI GENOVA, CONDANNATI
IN APPELLO VERTICI DI POLIZIA

Scontri al G8 di Genova

La corte d'appello ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla sanguinosa irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova ed ha condannato anche i vertici della Polizia di Stato, infliggendo in totale circa 85 anni di reclusione. Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri è stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite.

LE RICHIESTE DEL PM Il procuratore generale, Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per i 27 imputati. In primo grado furono condannati 13 imputati e ne furono assolti 16, tutti i vertici della catena di comando. I pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini avevano chiesto in primo grado 29 condanne per un ammontare complessivo di 109 anni e nove mesi di carcere. In primo grado furono assolti Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e oggi capo dell'Antiterrorismo, per il quale il pg ha chiesto una condanna a 4 anni e 10 mesi; Giovanni Luperi, ex vice direttore Ucigos e oggi all'Agenzia per le informazioni e sicurezza interna (chiesti 4 anni e 10 mesi); Gilberto Caldarozzi, ex vice dello Sco e oggi capo (4 anni e sei mesi) e Spartaco Mortola, ex capo della Digos di Genova e oggi questore vicario a Torino (chiesti 4 anni e sei mesi).

Morto Edoardo Sanguineti, poeta dell'avanguardia

MILANO - È scomparso all'età di 79 anni il poeta e scrittore genovese Edoardo Sanguineti. L'intellettuale è morto nell'ospedale Villa Scassi, nel capoluogo ligure. Poeta, scrittore e critico, Sanguineti era nato a Genova il 9 dicembre del 1930.

LETTERATO E SAGGISTA - Sanguineti è stato una figura di letterato a 360 gradi, fuori e dentro il mondo accademico. Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, ma anche autore di teatro, critico, saggista. La sua attività è stata sempre caratterizzata da una battaglia culturale iniziata con l’esperienza avanguardistica degli anni Sessanta. Insieme ad Angelo Guglielmi, Edoardo Sanguineti fu infatti il teorico più famoso del Gruppo 63. Capofila della neoavanguardia poetica, partecipò alla raccolta collettiva di poesia "I nuovissimi" (1961) da dove approdò con un ruolo determinante e fondativo al 'Gruppo 63'. La sua poesia sperimentale - è stato detto - rappresenta la «dissoluzione» del linguaggio quotidiano, come dimostrazione dell'impossibilità del comunicare nella società dei consumi. Dal "linguismo" folgorante dei primi lavori e dalla bulimia senza razionalità di parole e immagini (Laborintus, Erotopaegnia, Triperuno), Sanguineti elaborò con il tempo un regime satirico e grottesco a cui non fu estraneo il realismo marxista e la psicoanalisi che grande influsso ebbero su di lui. Di questi fase sono Wirrwar, Postkarten, Stracciafoglio, Seggnalibro, Bisbidis, Senzatitolo, Per musica. La sua capacità critica si è applicata a Dante (interpretazione di Malebolge), al '900 (Tra liberty e crepuscolarismo, Guido Gozzano,Indagini e letture, Scribili). Sua la cura dell'antologia Poesia italiana del novecento. Molto attivo anche nella narrativa: da Capriccio italiano a Il gioco di Satyricon. Non ultima la sua passione per il teatro: K. E le altre cose, Faust. Un travestimento. Così come molte riduzioni teatrali tra cui quella dell'Orlando Furioso per il regista Ronconi.

da corriere.it

lunedì 17 maggio 2010

La tremenda vicenda di Sandra Sandri

Scomparsi
Scomparso

Alessandra Sandri

http://chilhavisto.blog.rai.it/2010/05/18/era-ancora-una-bambina/

Età:11(al momento della scomparsa)
Scomparso da:Bologna
Data della scomparsa:07/04/1975
Data messa in onda:31/03/1998

Alessandra Sandri nella piovosa mattina del 7 aprile 1975, a Bologna, prese insieme a sua madre l'autobus per andare a scuola. Sua madre la vide per l'ultima volta scendere alla fermata di via Farini. Poi Alessandra scomparve nel nulla. In tutti questi anni i genitori non hanno mai perso la speranza di riuscire a scoprire anche solo un indizio che possa aiutarli a capire cosa sia successo alla bambina, all'epoca undicenne. "Chi l'ha visto?", tornando su questa terribile vicenda, ha scoperto che, proprio nei mesi precedenti la scomparsa della bambina, due uomini erano stati denunciati per molestie alla bambina e ad una sua amica. Dopo tanti anni i genitori, distrutti dal dolore, sono convinti che qualcuno conosce la sorte toccata ad Alessandra, e si appellano a queste persone perché dicano quello che sanno.

Roma, alla ricerca del serial killer

ROMA - L'ombra di un serial Killer a Roma. E' uno dei misteri a cui lavora da tempo una squadra di investigatori nell'ambito della terza sezione omicidi alla questura di Roma, un lavoro sotto traccia per risolvere delitti insoluti che ancora cercano risposte. Cold case all’italiana, affrontati da una squadra che riannoda il filo di quelle storie sospese. Molti i casi risolti dalla squadra, nata alla fine del 2007, ma ce n'è uno ancora insoluto, il più inquietante: è l’indagine su un assassino seriale ’invisibile", scoperto indagando su una serie di morti archiviate come naturali, per arresto cardiaco. Morti apparentemente senza mistero, ma legate da elementi comuni per luogo, dinamica, età. Le vittime, infatti, sono tutte persone anziane, decedute negli ultimi due anni. Sui cadaveri non vi erano segni di evidente violenza che facessero pensare ad un omicidio. Gli agenti avrebbero ipotizzato l'esistenzadi un serial killer ritenuto responsabile di almeno dieci omicidi in 10 mesi nell’hinterland romano. Il riserbo è assoluto, ma la squadra sarebbe vicina alla soluzione del caso.

da corriere.it

L'ultimo Passaparola di Marco Travaglio - 17 maggio 2010

Il corruttore anticorruzione

Il corruttore anticorruzione - Marco Travaglio

da beppegrillo.it

(36:45)
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La lite Gomez - De Luca su l'Ultima parola

DE LUCA, INSULTI A GOMEZ
A 'L'ULTIMA PAROLA'

Da leggo.it


"Indegno", "incivile". Volano parole grosse a L'ultima parola, la trasmissione di Raidue condotta da Gianluigi Paragone in onda il venerdì in seconda serata. In studio era ospite l'ex candidato alla presidenza della Regione Campania Vincenzo De Luca, insieme a Gasparri, Cota e Belpietro, mentre in collegamento da Roma c'erano Ignazio Marino del Pd e il giornalista del Fatto Quotidiano Peter Gomez. E proprio con Gomez, De Luca ha avuto una brutta discussione a proposito dei suoi processi. Il giornalista rimproverava all'ex sindaco di Salerno la sua candidatura che, a suo avviso, non era un bel messaggio per gli elettori: "Se lei fosse restato fermo un giro, cosa sarebbe cambiato nella sua vita? - ha detto Gomez - in questo paese la corruzione costa 50 miliardi di euro l'anno, voi politici avete il dovere di dare il buon esempio". "Questo signore fa parte di quella sinistra incivile e non degna di un paese democratico - ribatte De Luca - io sono orgoglioso dei miei processi, e lei deve vergognarsi".

domenica 16 maggio 2010

"Assalto al pm" - Prefazione di Marco Travaglio


assalto  al pm
La prefazione di Marco Travaglio al libro "Assalto al pm" di Luigi de Magistris (Chiarelettere).


Ho conosciuto Luigi de Magistris otto anni fa, nel maggio 2002, quando mi invitò a un convegno che aveva organizzato a Napoli insieme ad altri giovani pubblici ministeri della sua città. In quel convegno c’era già tutto Luigi, fin dal titolo: «Le forme del dissenso tra riformismo e globalizzazione».

L’iniziativa suscitò polemiche ancor prima di svolgersi. Sia perché a promuoverla erano fra gli altri Francesco Cascini e Marco Del Gaudio, che poco tempo prima avevano fatto arrestare otto agenti di polizia per le violenze commesse contro decine di giovani no-global al Social Forum di Napoli 2001, triste prova generale della mattanza del G8 di Genova del luglio successivo. Sia perché i magistrati promotori avevano firmato un «Manifesto per la Giustizia» che definiva la magistratura «il luogo privilegiato di emersione del conflitto tra l’affermazione di una società unilaterale e lo Stato di diritto»: un conflitto tra autorità e libertà che «può risolversi unicamente nella mediazione imparziale di un organo indipendente».

Quel giorno Luciano Violante, allora capogruppo Ds alla Camera, gettò definitivamente la maschera bacchettando i magistrati organizzatori: «Mi sembra un manifesto in parte infondato e in parte demagogico; credo che si abbia il pieno diritto di scrivere certe cose, ma poi si deve essere pronti a essere criticati. Considerare la magistratura come unico e ultimo argine della democrazia è un errore assai grave. Considerare se stessi come ultimo ridotto della democrazia significa innanzitutto fare un’analisi sbagliata della società e, secondo, caricare se stessi di responsabilità
che non si possono rivestire proprio in quanto magistrati: sono due aspetti assai delicati e si rischia così di non essere credibili agli occhi dell’opinione pubblica quando si fanno affermazioni di questo genere». Per fortuna a rimettere le cose a posto sul diritto-dovere dei magistrati di partecipare al dibattito giuridico e costituzionale, intervennero poi due persone serie come Armando Spataro e Piercamillo Davigo.

Un paio d’anni dopo, de Magistris si trasferì a Catanzaro, una delle sedi giudiziarie meno appetibili e appetite dai magistrati italiani. E affrontò subito con entusiasmo la nuova avventura in Calabria, terra d’origine di sua moglie: l’entusiasmo di un figlio del Sud che discende da una famiglia di magistrati (lo erano il bisnonno, il nonno e il papà, quest’ultimo autore della memorabile sentenza sul «caso Cirillo»). La prima indagine importante in cui fu coinvolto dai suoi capi, prima di capire chi davvero fossero, colpì due persone che conoscevo e ritenevo perbene: l’avvocato Ugo Colonna e l’onorevole Angela Napoli, dissidente di An, entrambi combattenti dell’antimafia. Il primo
finì addirittura in carcere per violenza e minaccia a corpo giudiziario aggravate dalla volontà di favorire la ’ndrangheta; la seconda «soltanto» indagata con la stessa accusa. Scrissi su «MicroMega» un duro articolo che smontava quell’inchiesta, dalla quale ben presto sia Colonna sia la Napoli furono completamente prosciolti.
Qualche mese dopo, dovendo verificare la posizione processuale di un parlamentare del centrodestra per un libro che stavo scrivendo, telefonai a de Magistris in ufficio. Ma, alla mia domanda, mi attaccò il telefono in faccia.

Tant’è che nel 2006, quando partì la campagna politico-mediatica che mirava a dipingerlo come un magistrato che passava notizie segrete alla stampa, gli mandai un sms scherzoso: «Possibile che passi notizie segrete a tutti e, a me che ti chiedevo una notizia pubblica sull’onorevole Tizio, hai sbattuto la cornetta sul muso?». Erano i mesi caldi delle inchieste «Poseidone», «Toghe lucane» e «Why not» e delle furibonde polemiche montate dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’allora premier Romano Prodi, di vari faccendieri calabresi, magistrati lucani, parlamentari di destra e di sinistra e infine dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. Fui tra i pochi giornalisti, insieme a Carlo Vulpio, Antonio Massari, Enrico Fierro e Franco Viviano, a difendere il lavoro di de Magistris sulla stampa nazionale (allora scrivevo su «l’Unità» e su «L’espresso» e già collaboravo con Annozero). Luigi ogni tanto mi ringraziava per i miei articoli con sms dolenti, ma mai rassegnati, sempre sereni e determinati.
Era convinto che la Costituzione sarebbe bastata a proteggere la sua indipendenza, il suo diritto-dovere di indagare fino in fondo, dalla voglia matta di destra e sinistra di farlo fuori. Si sbagliava, purtroppo. Isolato quando non addirittura attaccato dall’Anm, cioè dal sindacato togato che avrebbe dovuto difenderlo, ignorato dalle varie correnti progressiste e conservatrici della magistratura (forse perché non si era più iscritto alla fu Magistratura democratica), de Magistris fu difeso pubblicamente soltanto da Clementina Forleo, da Antonio Ingroia, da Felice Lima, da
Piercamillo Davigo e da un pugno di colleghi napoletani (fra cui Marco Del Gaudio e Pino Narducci).

Michele Santoro e Sandro Ruotolo lo invitarono a partecipare ad Annozero, una volta con un’intervista registrata e un’altra in collegamento diretto, quando i suoi superiori gli sfilarono dalle mani prima «Poseidone» e poi «Why not», anticipando così la controriforma dell’ordinamento
giudiziario Mastella-Castelli, iniziata dal centrodestra e sciaguratamente approvata dal centrosinistra: quella che gerarchizza le procure, espropria i sostituti procuratori del potere d’indagine «diffuso» e conferisce ai capi degli uffici poteri di vita e di morte sulle indagini. Controriforma che consentì subito dopo a Mastella di chiedere, in via cautelare e dunque urgentissima, la rimozione di de Magistris da Catanzaro. Richiesta poi prontamente esaudita, con un altro fulmineo procedimento avviato dal procuratore generale della Cassazione, dal peggiore Csm che l’Italia abbia mai avuto. Quello in cui siedono molti consiglieri in palese conflitto d’interessi, per i loro legami con indagati eccellenti di de Magistris, oltre alla «laica» nominata dal Pdci Letizia Vacca, che si permise addirittura di anticipare il giudizio («sono cattivi magistrati che vanno colpiti») su Luigi e sulla Forleo, la gip di Milano che aveva osato difendere pubblicamente il collega nel programma di Santoro, e che fu anch’essa indebitamente cacciata.

Alla fine la sezione disciplinare del Csm punì Luigi con la «censura» e con il «trasferimento ad altra sede e ad altre funzioni», vietandogli cioè di esercitare il ruolo di pm. La censura era motivata con la «grave e inescusabile violazione di norme e disposizioni». L’incompatibilità ambientale era spiegata col fatto che de Magistris aveva denunciato «magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi». L’incompatibilità funzionale, infine, era dovuta al mancato «rispetto
di regole di particolare rilievo» nonché alle «insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone». La lettura delle motivazioni del provvedimento, costellate di assurdità, illogicità e financo menzogne, dava la netta impressione che prima si fosse deciso di condannare
de Magistris «a prescindere», poi si fosse cercato «qualcosa » per giustificare la decisione già presa. Del resto l’anticipazione di giudizio della Vacca e la dichiarazione del vicepresidente
Nicola Mancino (presidente della Disciplinare) che, violando il segreto della camera di consiglio, parlò di «verdetto unanime», gettavano sulla vicenda altre pesanti ombre. Così come la decisione della Disciplinare di non attendere la conclusione delle indagini della Procura di Salerno, dove de Magistris aveva denunciato gli autori del presunto complotto ai suoi danni e dove quel complotto
era ormai sul punto di essere provato (l’aveva appena rivelato allo stesso Csm il pm salernitano Gabriella Nuzzi).

Vorrei qui riportare, in sintesi, le tre «incolpazioni» che hanno portato alla condanna di de Magistris, sulle circa venti, mosse dal pg della Cassazione (per tutte le altre – fughe di notizie, interviste, Annozero eccetera – è scattata l’assoluzione).

1) De Magistris non avvertì il suo procuratore Mariano Lombardi di aver iscritto nel registro degli indagati l’avvocato e onorevole forzista Giancarlo Pittelli nell’inchiesta «Poseidone », secretando in cassaforte l’atto di iscrizione. Ma Pittelli non era un indagato normale, né Lombardi un procuratore normale. Lombardi infatti ha un figliastro (figlio della sua convivente) che è socio in affari di Pittelli. E Pittelli era il difensore di diversi indagati da de Magistris. Il quale aveva
motivo di ritenere – come ha denunciato a Salerno – che certe fughe di notizie che avevano vanificato intercettazioni e perquisizioni provenissero proprio dal suo capo. Insomma si trovava in una situazione inedita e non prevista dalle leggi: avrebbe dovuto riferire a un procuratore legato a filo doppio a un suo indagato. Per questo – per proteggere il bene supremo della riservatezza delle indagini – Luigi aveva deciso di non informarlo, temendo che Pittelli venisse a sapere di essere indagato e mandasse a monte l’inchiesta. Infatti, appena Lombardi seppe che Pittelli era stato indagato, levò l’indagine a de Magistris. Ma, anziché occuparsi di Lombardi (che ha traslocato in altra sede prima del processo disciplinare), il Csm ha trasferito de Magistris.

2) Nell’ordine di perquisizione a carico del pg di Potenza Vincenzo Tufano, indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta «Toghe lucane», de Magistris inserisce la testimonianza del gip potentino Alberto Iannuzzi, che accusa il pg di aver chiuso gli occhi sul fatto che un giudice del tribunale
presiedeva un processo in cui, a sostenere l’accusa, era una pm che – secondo voci insistenti – era anche la sua fidanzata. Con tanti saluti alla terzietà del giudice e con tanti auguri all’imputato. De Magistris – scrive il Csm – «non ha indicato elementi di riscontro» alle parole di Iannuzzi.
Dunque ha arrecato «danno» e «discredito» a Tufano. Una «negligenza» così «grave e inescusabile» da consentire al Csm di sindacare sul merito di un provvedimento giurisdizionale,
cosa che per legge sarebbe vietata. Ora, fermo restando che siamo nel terreno dell’opinabilità più sfrenata, è del tutto fisiologico che durante le indagini si formulino ipotesi di accusa che proprio le indagini (e le perquisizioni) sono chiamate a confermare o smentire. Se tutti i pm che accusano un indagato fossero trasferiti per averlo screditato, non avremmo più un solo pm in circolazione. Pretendere che il pm parli bene dei propri indagati è forse un po’ eccessivo. Infatti l’unico che s’è visto contestare un’accusa così demenziale è de Magistris. Tufano e i due eventuali fidanzati sono rimasti ovviamente al loro posto.

3) De Magistris, «con inescusabile negligenza, dopo l’emissione ed esecuzione nei confronti di 26 indagati di un provvedimento di fermo, ometteva di richiederne la convalida al gip, determinando la conseguente dichiarazione di inefficacia da parte del gip». E qui, dall’illogicità, si passa alle bugie. Nel maggio 2005 de Magistris chiede una raffica di misure cautelari per ventisei presunti mafiosi e narcotrafficanti. Ma il gip ci dorme sopra un anno e si perde il fascicolo per strada. Intanto gli indagati rimasti liberi seguitano a delinquere: uno tenta addirittura un omicidio. Vista l’inerzia del gip, nel giugno 2006 la polizia chiede a de Magistris di emettere un provvedimento di «fermo del pm» per tutti gli indagati. Lui lo firma insieme a Lombardi il 23 giugno. Il 12 luglio scattano gli arresti per ottanta persone in varie parti d’Italia. Due giorni dopo – come vuole la legge – de Magistris chiede ai gip delle varie città interessate la convalida dei fermi e altrettante misure cautelari. E qui commette una svista, puramente formale e innocua, dovuta – spiegherà lui, invano, al Csm – agli enormi carichi di lavoro: in calce alla richiesta dimentica di inserire la formula di rito «chiedo la convalida del fermo» e scrive soltanto che vuole la custodia cautelare. Ma è evidente che il provvedimento è finalizzato anche alla convalida dei fermi (visto che arriva entro quarantotto ore dai fermi e le richieste cautelari riposano in pace sul tavolo del gip da un anno). Tant’è che i gip delle altre sedi capiscono tutti al volo: convalidano i fermi e lasciano gli arrestati in
carcere. Solo il gip di Catanzaro non capisce, o finge di non capire, e scarcera i fermati. Il tutto sebbene de Magistris – accortosi della svista – abbia subito inviato una nota in cui precisa di volere la convalida.
Il pm emette un nuovo fermo per evitare la scarcerazione di quei pericolosi individui, poi richiede convalida e manette, stavolta con la formula di rito. Ma il gip respinge la richiesta e rimette quasi tutti in libertà. De Magistris ricorre al Riesame, che gli dà ragione su tutto, bocciando il gip e rimettendo dentro i tipi in questione. Per il pg della Cassazione e per il Csm, questa sarebbe una «grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile» da parte di de Magistris (non da parte del gip che lascia liberi per un anno e poi scarcera soggetti pericolosissimi fermati
due volte dal pm). Secondo il Csm, il gip di Catanzaro non poteva capire l’intenzione del pm perché «il deposito del provvedimento del fermo non comportava necessariamente la richiesta della sua convalida, potendo il pm anche disporre l’immediata liberazione del fermato e omettere la richiesta di convalida». Già: ma qui de Magistris non voleva la liberazione, tant’è che chiedeva (da un anno!) le misure cautelari. Se uno vuole scarcerare un fermato, non chiede di arrestarlo. Infatti tutti i gip d’Italia hanno convalidato i fermi, tranne quello di Catanzaro. Se errore c’è stato, non è affatto «grave», almeno da parte del pm: perché, per tener dentro quei soggetti, bastava che il gip negasse la convalida dei fermi, ma applicasse le misure cautelari esplicitamente richieste dal pm. Se invece il pm non si fosse sbagliato e avesse chiesto anche la convalida del fermo, e il gip l’avesse accolta negando – come ha fatto – le misure cautelari, i soggetti sarebbero usciti comunque (il fermo dura quarantotto ore, che erano già scadute). Cosa che infatti è avvenuta con il secondo fermo e la seconda richiesta di de Magistris, respinta dal gip poi sbugiardato dal Riesame. Dunque, se c’è un errore grave, è quello del gip (che però non è stato nemmeno indagato dal pg della Cassazione né dal Csm). Pare il teatro dell’assurdo, ma è per questo che de Magistris viene condannato, trasferito e inibito per sempre dalle funzioni di pm.

Non basta. La stessa Disciplinare del Csm pareva rendersi conto dell’assurdità dell’addebito e, pur di rafforzare la «gravità» della «colpa», prendeva a pugni la logica e il buonsenso con il seguente paralogismo: «La qualificazione “grave” va posta in relazione sia all’importanza della norma violata sia al carattere evidente, indiscutibile dell’errore, come tale necessariamente conseguenza di “negligenza inescusabile”». Par di sognare: un errore innocuo e irrilevante
diventa «grave» solo perché «evidente». Se il giudice Mario Rossi si distrae e firma una sentenza «Franco Rossi», l’errore è «evidente e indiscutibile» e viola la norma «importante
» che prevede la riconoscibilità del giudice. È pure grave e inescusabile? Anche Mario Rossi sarà condannato? Al confronto, l’avvocato Azzeccagarbugli era un dilettante.

Ultima delizia. La «colpa» di de Magistris sarebbe «grave e inescusabile» anche perché il procuratore Lombardi ha dichiarato al Csm che de Magistris riconobbe l’errore: e Lombardi «è credibile in quanto anch’egli firmatario dei provvedimenti di fermo e di richiesta custodiale». Paradosso dei paradossi. Una cosa è grave se è grave. Se invece è irrilevante, non può diventare grave perché lo dice qualcuno, tra l’altro coinvolto personalmente (Lombardi è stato denunciato da de Magistris e perciò indagato a Salerno). E poi: se Lombardi è «anch’egli firmatario del provvedimento » ritenuto grave e inescusabile, perché è stato condannato solo de Magistris e Lombardi non è stato nemmeno processato? Pare di essere al cabaret, invece siamo al Csm, ridottosi ad acronimo di Ciechi Sordi Muti.

In attesa di prendere possesso delle sue nuove funzioni nella sede dov’è stato trasferito, il Tribunale del riesame di Napoli, de Magistris completa il suo lavoro a Catanzaro e prepara le richieste di rinvio a giudizio dell’ultima grande inchiesta rimastagli fra le mani, quella sulle «Toghe lucane» (fra gli indagati c’è pure il pm di Potenza Felicia Genovese, celebre fra l’altro per aver indagato così bene sulla scomparsa di Elisa Claps). Ma, mentre sta scrivendo, il nuovo guardasigilli, il berlusconiano Angelino Alfano, gli intima di prendere possesso immediato, dunque anticipato,a Napoli. Così gli impedisce di portare a termine anche l’unica inchiesta che non gli era stata tolta.

L’epilogo della storia l’aveva previsto già nel 2006, con la sinistra lungimiranza di un Nostradamus malandrino, uno dei «clienti» più illustri di de Magistris: Giuseppe Chiaravalloti, ex magistrato, ex governatore forzista della Calabria, indagato in quel momento a Catanzaro per associazione
per delinquere nell’inchiesta «Poseidone» (poi il nuovo pm opterà per l’archiviazione) e tutt’oggi sotto inchiesta a Salerno per corruzione giudiziaria e minacce. In una telefonata intercettata nel 2005 con la sua segretaria, Chiaravalloti così parlava di de Magistris: «Questa gliela facciamo pagare... Lo dobbiamo ammazzare. No, gli facciamo cause civili per danni e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana... Saprà con chi ha a che fare... C’è quella sorta di principio di Archimede: a ogni azione corrisponde una reazione... Siamo così tanti ad avere subìto l’azione che, quando esploderà, la reazione sarà adeguata!...Vedrai, passerà gli anni suoi a difendersi...».

Le indagini di de Magistris, passate in altre mani, verranno smembrate, sminuzzate, sfigurate e in parte, secondo l’accusa sostenuta dalla Procura di Salerno, insabbiate dai magistrati che le ereditano. Gli imputati eccellenti verranno archiviati l’uno dopo l’altro, mentre saranno rinviati
a giudizio perlopiù i pesci piccoli e medi. Intanto anche i pm di Salerno – Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani – che stanno scoprendo le ragioni di Luigi e i torti (per non dire i reati) dei suoi superiori e di molti suoi colleghi vengono a loro volta attaccati da destra e da sinistra,
isolati dall’Anm e puniti fulmineamente dal Csm, con la fattiva collaborazione del capo dello Stato (Nuzzi e Verasani trasferiti e inibiti dalle funzioni di pm, Apicella addirittura destituito, con la scusa di una inesistente «guerra fra procure» tra Salerno e Catanzaro).

Missione compiuta: nessuno deve più avvicinarsi alla fogna politico-affaristico-giudiziaria calabro-lucana. Chi tocca quei fili muore, almeno professionalmente. Ne sanno qualcosa non solo de Magistris, Forleo, Apicella, Nuzzi e Verasani; ma anche i magistrati onesti di Potenza che hanno denunciato i loro superiori a Catanzaro (Henry Woodcock, Alberto Iannuzzi, Rocco Pavese e Vincenzo Montemurro, trascinati dinanzi al Csm e in alcuni casi puniti); e ancora i consulenti Gioacchino Genchi e Piero Sagona, defenestrati dalle indagini; così come il capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo, trasferito dall’Arma ad altra sede; e l’inviato del «Corriere della Sera» Carlo Vulpio, che aveva seguito puntigliosamente le indagini di de Magistris e che, da allora, non ha più potuto scrivere una riga sul suo giornale. Come nel romanzo Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, chiunque si sia avvicinato al verminaio catanzarese è inesorabilmente caduto.

Intanto, a mano a mano che si susseguono le archiviazioni e le assoluzioni degli indagati eccellenti delle indagini scippate a de Magistris, la stampa e le tv di regime si divertono a spacciarle per altrettanti «fallimenti» dell’ex pm, dipinto come un visionario, un incapace, un fabbricante di «teoremi». Purtroppo non sappiamo né potremo mai sapere come sarebbero finite quelle indagini se non gli fossero state scippate sul più bello. Nessuno potrà mai stabilire se fossero fondate su elementi solidi e concreti o su fumisterie persecutorie, perché nessuna di esse è stata portata a termine dal pm che le aveva iniziate, e dunque tutto quel che è accaduto dopo non lo riguarda. Ma è improbabile che i suoi indagati eccellenti fossero tanto ansiosi di liberarsi del magistrato che indagava su di loro, se erano così sicuri della propria innocenza e della sua manifesta incapacità: in quel caso avrebbero avuto tutto l’interesse a lasciargli completare il suo lavoro, così che venisse smentito dai giudici, quelli «buoni», quelli che restano a piè fermo in
Calabria, quelli che – statistiche alla mano – non hanno mai fatto condannare nessuno per corruzione o concussione. Insomma quelli che hanno trasformato la regione più inquinata d’Italia in una sorta di Eden incontaminato, con statistiche penali da far invidia alla Scandinavia. Quelli di
cui non s’interesserà mai nessun politico, nessun ministro e nessun Csm. Invece la preoccupazione generale era proprio quella di impedirgli di andare fino in fondo nelle sue
indagini, onde evitare che centrassero l’obiettivo. Le iniziative di pm pazzi o inetti o visionari s’infrangono regolarmente contro il muro dei gip e dei gup, dei riesami, dei tribunali, delle corti d’appello, della Cassazione.

Qui, invece, la coscienza sporca degli indagati eccellenti aveva intuito che, con quel pm al lavoro, le cose potevano mettersi molto male. Espulso come corpo estraneo il disturbatore de Magistris, la classe dirigente calabrese può tornare alla serenità di sempre, ben protetta da una magistratura
che, salvo rarissime eccezioni, non ha il brutto vizio di disturbare.

È bene che queste cose gli italiani le sappiano e non le dimentichino mai. Soprattutto ora che, non potendo più fare il mestiere che reputa il più bello del mondo, quello del pubblico ministero, Luigi de Magistris si è dato alla politica ed è stato eletto europarlamentare nelle liste dell’Italia dei valori. Naturalmente gli hanno subito rinfacciato di avere sfruttato la sua notorietà per fare politica, come lo rinfacciarono a Michele Santoro nel 2005, quando dopo tre anni di inattività forzata per l’editto bulgaro, non potendo più fare il suo mestiere di giornalista televisivo, si candidò alle Europee come indipendente nelle liste dell’Ulivo.

È fin troppo evidente che né a de Magistris né a Santoro sarebbe mai venuto in mente di darsi alla politica, se avessero potuto seguitare a fare i mestieri a cui erano vocati.
E le loro vicende, per molti versi simili e parallele, dovrebbero sollevare un dibattito serio su quanto è avvenuto nella Seconda Repubblica dei partiti che da sedici anni combattono i poteri terzi, i ruoli di controllo, le funzioni arbitrali. E spesso riescono a rendere la vita difficile, se non
impossibile, a chi non si rassegna al ruolo di impiegato,non si accasa, non si mette al servizio di nessuno. Per questo il libro "Assalto al pm" di de Magistris è utile. Non perché racconti la vita di un santo (il protagonista, come tutti gli esseri umani, ha commesso i suoi errori, ha avuto le sue debolezze, ha tradito le sue ingenuità e, fatta salva la buona fede, non ne ha mai fatto mistero). Ma perché racconta una parabola che non è un caso isolato, un fungo spuntato nel deserto, ma l’ennesimo sintomo del male incurabile che corrode il paese: la guerra senza quartiere dei poteri forti e sempre meno occulti alle figure terze, agli irregolari, ai non omologati; la quotidiana potatura
delle siepi per segare le punte che emergono dal conformismo, dal servilismo e dalla mediocrità al ribasso.

Non si tratta di una serie di casi individuali, perché il virus colpisce tutti i cittadini: sono loro le vere vittime di questo sistema. Basti pensare all’oggetto dell’inchiesta «Poseidone», da cui tutto è cominciato: 800 milioni di euro spesi in Calabria in dieci anni per depurare le acque del mare, soldi pubblici (statali, regionali ed europei) in gran parte rubati da politici, affaristi e «prenditori» (definizione di Pippo Callipo) senza scrupoli, col risultato che le acque della Calabria sono più sporche di prima e mettono in fuga l’unica risorsa che potrebbe risollevare la regione dalla sua cronica depressione: i turisti. Risultato: la classe dirigente che ha partecipato a quella gigantesca ruberia è sempre al suo posto, mentre il magistrato che aveva osato trascinarla sul banco degli imputati ha dovuto andarsene.

La presenza nella magistratura e nell’informazione di personalità forti, anticonformiste, controcorrente è una fortuna, una garanzia, una risorsa preziosa. Non averle è un danno per tutti. Più si accorciano le distanze fra destra e sinistra verso il partito unico degli affari e dei malaffari,
verso la casta unica dei giornalisti servi, verso la corporazione togata forte coi deboli e debole coi forti, più l’esistenza di individualità riottose agli ordini dei manovratori e obbedienti soltanto alla Costituzione è un formidabile antidoto al regime.

De Magistris la sua battaglia all’interno della magistratura l’ha irrimediabilmente perduta. Ma l’accoglienza che gli ha riservato Antonio Di Pietro nelle sue liste, la valanga di voti soprattutto giovani che l’ha portato a Bruxelles e il patrimonio di stima, simpatia e credibilità che ha saputo
conquistarsi sono comunque motivi di speranza. Sia per quello che Luigi potrà fare nel suo nuovo ruolo di presidente della commissione di controllo sui fondi europei, sia perché la sua esperienza è un deterrente contro nuovi «casi de Magistris»: prima di cacciare un altro magistrato perbene
solo perché si è permesso di indagare a destra e a sinistra senza chiedere il permesso alla destra e alla sinistra, il partito dell’impunità ci penserà bene. Perché, a partire dal «caso de Magistris», sa che non potrà farlo a costo zero, nelle segrete stanze, lontano da occhi indiscreti dell’opinione
pubblica. A patto che il «caso de Magistris» sia conosciuto e ricordato da tutti.
l Barcellona vince la Liga
Messi protagonista nel 4-0 che consegna al Barcellona la vittoria. Solo dieci minuti in campo per Ibrahimovic
© foto di Daniele Buffa/Image Sport


Tutto come previsto nel campionato spagnolo. Il Barcellona ha avuto vita facile contro il Valladolid, mentre il Real Madrid ha impattato sul campo del Malaga lasciando la strada spianata ai blaugrana che si aggiudicano la ventesima Liga della loro storia ed il quarto titolo stagionale. Fa festa anche Messi che eguaglia il record di marcature di Ronaldo (34 nel 1997), infilando una doppietta che, sommata all'autorete di Prieto e al goal del solito Pedro, delinea la goleada finale del Camp Nou. Il Real Madrid saluta ben presto le residue possibilità di ottenere un difficilissimo sorpasso e va sotto grazie alla rete iniziale di Duda. La bella marcatura di Van der Vaart serve solo per la cronaca, la gloria è tutta per gli uomini di Guardiola ancora una volta insuperabili in campionato. Il Valencia va in Champions direttamente, il Siviglia passerà per i preliminari, Maiorca e Getafe in Europa League. Retrocedono Xerez, Valladolid e Tenerife.

Inter è scudetto e grande festa, Mourinho gela tutti

L'INTER VINCE IL 18° SCUDETTO
MOU: "NON MI SENTO A CASA"
MAXI-FESTA A MILANO

Da Leggo.it


Mentre prosegue in Piazza Duomo prosegue la festa per il diciottesimo titolo dell'Inter, una folla di tifosi dell'Inter sta attendendo l'arrivo della squadra campione d'Italia all'aeroporto di Malpensa. Già diverse centinaia di nerazzurri sono in festa di fronte al cancello del varco 1, da cui il pullman della squadra uscirà per dirigersi a Milano. Le strade e i parcheggi di fronte al terminal 2 sono invasi da auto dei tifosi che continuano ad arrivare. Cori e sventolii di bandiere sono continui e incessanti. A quanto si è appreso, l'aereo dell'Inter non atterrerà prima delle 21.30.

MORATTI: «MOURINHO COME HERRERA» - «All' Inter capita sempre così, di vincere contro tutto e tutti», parola del presidente interista Massimo Moratti, che prosegue: «Non ho mai avuto paura di perdere questo campionato perchè la Roma è stata in testa solo due giornate e alla fine ha vinto il più forte. Anche se è stato un campionato sofferto fino all' ultimo, all' ultimo minuto». Il presidente fa l' elogio di Mourinho. «Se Herrera era il numero uno, Mourinho è lo special numero uno. Siamo fortunati ad averlo, vorrei rimanesse per sempre ma non so. È un allenatore vincente e questo, come quello della passata stagione è il suo scudetto».

MOURINHO: «PENSAVO CHE L'INTER NON ERA LA MIA CASA» - Dopo settimane di silenzio Josè Mourinho (al secondo titolo di stagione arrivano anche le prime lacrime del portoghese) ritrova la parola. «Mi mancava un campionato vinto soffrendo fino alla fine, fino all'ultimo minuto perchè oggi bastava un gol del Siena nel finale per rovinare tutto. Questa esperienza mi mancava, meglio lo scorso anno quando lo scudetto arrivò ad Appiano, senza giocare. Ma così saranno stati contenti tutti: il campionato con l' Inter a +11 a dicembre non piaceva a nessuno. Il vantaggio è scemato per diverse ragioni, un pò per colpa nostra, ma non solo. Era meglio stare zitti altrimenti arrivava un provvedimento disciplinare: anche oggi per aver fatto una battuta ho rischiato di non essere in panchina. La Roma? Non ne voglio parlare. Il vantaggio diminuito? C'era qualcosa che non stava bene neppure a voi giornalisti e così con un pò di prostituzione vostra e la Roma fuori dall' Europa è avvenuta la rimonta». E dopo Coppa Italia e Campionato Mourinho parla del futuro. «C'è stato un momento della stagione in cui non mi sentivo nel mio habitat, e pensavo che questa non era la mia casa e questo non era il Paese dove io potevo essere felice lavorando, poi però non ho avuto più tempo per pensare a questo. Questa è una settimana storica per l' Inter non è il momento di pensare al mio futuro in modo egoista. Dopo Madrid avrò un paio di giorni per pensare a me e a quello che è successo. Nel calcio italiano, fuori dall' Inter, ho trovato tante cose negative. Ma se qualcuno dice che sono con un piede e mezzo al Real è completamente fuori strada».

MILITO: «GOL PIù IMPORTANTE DELLA MIA CARRIERA» - Se Mourinho è il regista del successo, Milito è l' attore protagonista. «Sono felicissimo perchè questo è il gol più importante della mia carriera. Sono molto contento che due miei gol abbiano dato all' Inter due trofei: Coppa Italia e Campionato». Felice anche Balotelli che nel finale di stagione ha ritrovato feeling con compagni, tecnico e tifosi. «Vincere tre scudetti è un'esperienza fantastica. I tifosi? Se c'è affetto tra le parti si rimedia a tutto». Da Tronchetti Provera arriva un pensiero per la Roma. «Distratti dal nuovo capitolo di Calciopoli? No quella è pura fantasia. È merito solo della Roma se il campionato è rimasto aperto fino all' ultimo». Anche Cambiasso fa i complimenti alla Roma. «Ci ha fatto soffrire, ma noi siamo stati bravi a non mollare. Ora pensiamo a Madrid: sarà una partita che farà la differenza tra una annata straordinaria ed una storica».

ZANETTI: VINCE LA SQUADRA PIU' FORTE - «Alla fine ha vinto la squadra più forte, ma complimenti alla Roma che ha fatto un grande campionato». Javier Zanetti non nasconde l'emozione per il quinto scudetto di fila appena vinto dall'Inter: sul campo del Siena, il capitano nerazzurro sottolinea che il titolo conquistato è «la dimostrazione della forza di questa squadra» dice ai microfoni di Sky. Quanto alle dediche «il pensiero va alla mia famiglia, ai nipotini che sono nati in Argentina e che mi stanno seguendo, a tutti i tifosi venuti qui a Siena. Adesso bisogna pensare a un'altra finale, ma ora godiamoci questo quinto scudetto, che ce lo meritiamo».

BALOTELLI: «IO E MOURINHO CARATTERI SIMILI» - «Mi sono arrabbiato tanto con lui, abbiamo avuto degli screzi perchè siamo due caratteri simili». Nel giorno dello scudetto dell'Inter, Mario Balotelli, ricorda i brutti momenti con il suo allenatore ma aggiunge che oggi il portoghese gli ha fatto i complimenti: «speranze di restare insieme all'inter? non parlo di questo» «Sono un pò stanco - aggiunge Balotelli ai microfoni di Stadio Sprint su Rai Due - ma sto bene, dobbiamo contenere questa festa, abbiamo la finale. Se resto? Dico che ho vinto lo scudetto e mi sono divertito». E la non convocazione in nazionale? «Mi dispiace tanto perchè io sono italiano, ho questa bandiera oggi sulle spalle, certo che mi dispiace».

FESTA A MILANO, A RUBA LE MAGLIETTE-MANETTE - Appena è giunta la notizia della fine della partita tra Siena e Inter, tre tifosi nerazzurri sono corsi in direzione del Duomo di Milano mostrando uno striscione indicativo dello stato d'animo del popolo interista: 'Secondo titulò. La festa in piazza Duomo è quindi iniziata, con almeno cinquemila sostenitori che sventolano bandiere, suonano le trombette e inneggiano a Josè Mourinho, considerato l'artefice della straordinaria stagione della squadra di Massimo Moratti. Uno dei tifosi ha indosso una maglietta con una frase del tecnico portoghese: «Chi mi ama mi segue, chi mi odia mi insegue». In effetti tra i tifosi e Mourinho c'è un sentimento che va al di là dei dubbi relativi alla prossima stagione. In piazza i venditori ambulanti di bandiere, sciarpe e magliette sono presi d'assalto. Uno degli articoli più richiesti è la maglietta bianca con l'immagine di Mourinho che fa il gesto delle manette e la scritta «Moustros», venduta a un prezzo di 12 euro.

LA RUSSA: «VERGOGNA SIENA, HA GIOCATO PER LA ROMA» - «Sono contentissimo perchè questo è uno scudetto contro tutti». È felicissimo il ministro della difesa Ignazio La Russa, tifoso interista, interpellato dall'ANSA, pochi minuti dopo il fischio finale. «Sono qui a casa con i miei figli, e gli amici dei miei figli - ha detto - abbiamo già messo le bandiere fuori dalle finestre, quella nerazzurra, accanto al tricolore». «Vergogna al Siena però - ha poi aggiunto - ha giocato per la Roma». «Una squadra retrocessa cerca di vincere per un punto in più - ha detto - ma il Siena ha giocato per far vincere la Roma». La Russa ha poi raccontato di aver mandato all'inizio della partita un paio di sms ad amici interisti invitandoli ad avere fiducia. «Ho scritto loro vedrete che segneremo al 12' - ha spiegato - E così è stato, mi hanno risposto:'sei un mago».

ASSISI, MARCIA PER LA PACE:
100.000 PER DIRITTI E LAVORO

da Leggo.it


Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha percorso la marcia  della pace da Perugia fino a Ponte San Giovanni

Più di centomila persone hanno partecipato oggi alla Marcia della Pace, 24 chilometri tra Perugia e Assisi per rivendicare il diritto a un mondo di pace e rispetto dei diritti umani.
Moltissimi i ragazzi che hanno preso parte alla manifestazione, arrivati da tutta Italia nelle prime ore della mattinata. Elia dalla provincia di Mantova racconta: «Siamo qui per portare a casa una carica in più, per cercare di fare all'interno dei nostri territori un lavoro sull'immigrazione, sull'integrazione, su problemi come la guerra e la mafia, anche per un miglioramento della vita all'interno delle nostre comunità».
Il tema del lavoro, in particolare, è al centro della manifestazione di quest'anno che ha visto partecipare precari, cassintegrati e disoccupati che hanno reso visibile la loro preoccupazione e la loro protesta anche con presidi e striscioni lungo il percorso. «Io sono affezionato alla Marcia della Pace» racconta Augusto da Alba. «I temi di quest'anno, inoltre, sono estremamente importanti e non solo per l'Italia ma a livello europeo e globale».
Tra i numerosi partecipanti anche il popolo delle carriole, arrivato dall'Aquila perricordare il terremoto del 6 aprile 2009, proponendo un gemellaggio simbolico con una terra colpita da un altro sisma, quello del 1997. Sui cartelli c'è scritto «L'Aquila è qui!» ma anche «le carriole lavorano».
Polemiche sulla presenza del servizio pubblico televisivo. secondo gli organizzatori sarebbe stata insufficiente la copertura del TG1. «Ma - aggiunge il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti - non possiamo non ringraziare Bianca Berlinguer, Antonio Di Bella e Corradino Mineo perchè Tg3, Raitre e Rainews 24 hanno garantito ampi momenti di diretta della marcia dando la voce ai partecipanti e ai promotori».

Annega in mare mentre salva il figlio

Annega in mare mentre salva il figlio
Il 12enne è stato portato in ospedale, nulla da fare per la madre

da lastampa.it

SALERNO - Annega per salvare l’unico figlio, un ragazzino di 12 anni, travolto da un’onda anomala sul molo del porticciolo turistico di Positano. Ann Sharrie, 49 anni, statunitense, ma residente a Napoli, era sposata con un ingegnere aeronautico anch’egli americano.

La tragedia è avvenuta la scorsa notte. Era da poco trascorsa la mezzanotte, la donna assieme al figlio e ad un’amica era sul molo ad osservare il mare in tempesta. In un video amatoriale, girato molto probabilmente con un telefono cellulare, e diffuso dal sito internet positanonews.it, si vedono chiaramente gli ultimi istanti prima della tragedia.

Sulla banchina ci sono tre persone, la 49enne , il figlio e l’amica. Sono in piedi e guardano il mare in tempesta. Un’onda più alta delle altre li travolge. Le due donne riescono a mantenere l’equilibrio, il ragazzino, colto di sorpresa, finisce in acqua. Nelle immagini si vede anche la mamma lanciarsi in mare, mentre l’amica corre verso la terra ferma, per chiedere aiuto. Le immagini durano meno di un minuto. La concitazione del momento prende il sopravvento sull’operatore amatoriale, che abbassa il telefonino. Da quanto si è successivamente appreso, in quel momento in riva al mare vi erano diverse persone.

L’allarme è scattato immediatamente. Il ragazzino e la mamma sono stati condotti a riva. Per la donna, però, non c’era più nulla da fare. Il dodicenne, rianimato dai soccorritori, è stato trasferito in ambulanza nel presidio ospedaliero di Castiglione di Ravello dove i sanitari, dopo le cure del caso, lo hanno giudicato fuori pericolo. Tanti i cittadini del centro costiero che si sono prodigati per salvare mamma e figlio. Sul molo è arrivato anche il sindaco di Positano, Michele De Lucia, addolorato per quanto accaduto. Ann Sherrie stava trascorrendo un week-end assieme al figlio in costiera, ed aveva raggiunto alcune amiche. La donna ed il ragazzo alloggiavano all’ hotel Sirenuse, dove doveva raggiungerli il marito impegnato in Puglia per motivi di lavoro. L’ingegnere aeronautico si è precipitato a Positano nel corso della notte, dopo essere stato informato dell’accaduto. Il corpo della donna trasferito prima a Ravello, e successivamente a Salerno, è stato restituito alla famiglia. Il figlio sotto shock è rientrato a Napoli.

sabato 15 maggio 2010

Tokio Hotel, Tom fa indigestione di viagra a 20 anni

Tom Kaulitz dei Tokio Hotel fa “indigestione” di Viagra a 20 anni


Tom Kaulitz

Tom Kaulitz dei Tokio Hotel

Tom Kaulitz, chitarrista ventenne dei Tokio Hotel, è finito a letto per un abuso di Viagra: non “a letto” come probabilmente sperava ma con un grande mal di testa e problemi alla vista. L’episodio è avvenuto durante un tour in Asia.

A raccontarlo, al tabloid tedesco Bild, è stato lo stesso Kaulitz, 20 anni, che insieme al fratello gemello Bill guida la banda tedesca. “All’inizio ho chiesto al venditore: ‘Ti sembro uno che ha bisogno di aiuto con quelle?’ – ha detto il chitarrista -. Lui ha risposto ‘no’, ma ha detto che comunque dovevo provarla e ne ho presa una”.

Ma Kaulitz non si è fermato alla prima. “Ne ho prese altre – ha proseguito – forse troppe”. Di questo, ne è convinto anche Bill Kaulitz: “Il mio fratellino ha preso tanta di quella roba che vedeva doppie anche le ragazze”, ha commentato alla Bild. La mattina dopo avevo un mal di testa martellante e tutto davanti a me era offuscato, non era più divertente, era molto brutto”, ha concluso Tom Kaulitz: “La cosa è durata 48 ore”.

Berlusconi Show su Current Tv

Current trasmetterà l'ultimo documentario della Bbc su Silvio Berlusconi, "Berlusconi Show". Info a questo link: http://current.com/groups/promotion/92433347_the-berlusconi-show.htm

In prima visione italiana, il recente documentario della BBC che delinea un ritratto spettacolare di Silvio Berlusconi e della sua figura mediatica. Dal 23 Maggio alle 21:10.